1 settembre 2009

Sorpresa!

Ma guarda un pò chi c'era a darmi il buongiorno nella mia alzataccia all'alba per sentire i primi bramiti dell'anno; dovrebbero essere due vecchie conoscenze della fototrappola. Quello sopra è con ogni probabilità il famoso lupo nero del branco del Brasimone, nella foto sotto dovrebbe esserci la sua compagna, già fotografata lo scorso anno da un selecontrollore.
A proposito di lupi neri, la ricerca sulla causa della comparsa del mantello nero nel lupo ha compiuto un grande passo avanti per opera di un gruppo di studiosi americani con la collaborazione di alcuni ricercatori italiani dell'ISPRA; i risultati sono stati pubblicati qualche mese fa su Science. L’Appennino toscoemiliano ed un’ampia area compresa fra il nord-ovest del Nord America, l’Alaska ed il Canada ospitano le uniche due popolazioni conosciute nel mondo in cui sono presenti esemplari di lupi neri. Da molti anni si effettuano osservazioni su queste rare popolazioni. Non era mai stata condotta, tuttavia, una ricerca genetica sul fenomeno del melanismo (la pigmentazione che risulta da mutazioni del DNA) nei lupi. A far partire la studio in Italia è stata la scoperta effettuata lo scorso anno da un ricercatore americano, il quale ha individuato una mutazione sul gene Defensina che determina il melanismo in cani, lupi e coyote. I ricercatori dell’Ispra hanno effettuato indagini parallele focalizzate sulla genetica del lupo italiano, nel tentativo di determinare come mai proprio nel nostro Paese fossero presenti questi esemplari dall’anomalo colore nero. Lo scopo della ricerca era capire se si trattasse di una mutazione genetica originatacasualmente nel lupo o se la pigmentazione nera fosse causata da incroci con il cane.
Lo studio del DNA nei lupi italiani e americani ha dimostrato che la mutazione nel gene che
determina il colore nero nel lupo è estremamente simile a quella dei cani. Ciò significa che,
con grande probabilità, i lupi dei due continenti hanno acquisito la colorazione grazie
all’incrocio con cani dal mantello nero.
Lo studio ha anche dimostrato che i lupi neri sembrano sopravvivere meglio degli altri alla vita
della foresta. Infatti, la mutazione appare più diffusa nelle popolazioni che vivono in nord America in ambienti di foresta, rispetto a quelle più a nord delle tundre artiche. É quindi possibile che i lupi con il mantello nero siano più avvantaggiati e sopravvivano meglio nell’oscurità delle foreste rispetto ai lupi grigi o bianchi, che sono più frequenti negli ambienti, spesso innevati, dell’Alaska e Canada. Se la validità di quest’ipotesi fosse verificata, i risultati della ricerca documenteranno, per la prima volta, come un carattere (il mantello nero) originato in un animale domestico (il cane) possa aiutare la sopravvivenza di una specie selvatica, il lupo, che spesso è in pericolo.
É possibile, tuttavia, formulare altre ipotesi che spieghino la diffusione del melanismo in queste
popolazioni di lupo. Il ruolo principale del gene della Defensina è di produrre piccole proteine che
hanno funzioni antibatteriche ed antivirali, che svolgono un importante ruolo nella difesa
immunitaria dell’epidermide.
I risultati ripropongono anche il problema della conservazione del lupo in Italia. Il rischio nasce
soprattutto dalla presenza di popolazioni in ambienti spesso antropizzati, nei quali sono presenti
quantità esorbitanti di cani vaganti o inselvatichiti con cui i lupi possono incrociarsi.
Fonte: ufficio stampa ISPRA

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