25 marzo 2008

Primavera?

Pasquetta con la neve ha costretto i cervi ad abbandonare il rifugio sicuro del Parco dei Laghi per scendere nel fondovalle .

Nonostante siano passate due settimane dalla fine della caccia di selezione è ancora veramente difficile avvicinarsi per fare foto decenti.


Comunque si cominciano a vedere piccoli branchi di cervi anche nel tardo pomeriggio e non solo al crepuscolo.



La foto è scadente ma documenta la ricerca di sali minerali che ogni anno affiorano alla base di una frana.




Questa è una giovane femmina di capriolo allarmata dalla mia presenza, assieme al suo caprioletto maschio di quasi un anno.










17 marzo 2008

Alla ricerca del...palco perduto!

Dal produttore...

...al fortunato cercatore!
Marzo per i cervi è un mese di grandi cambiamenti; nelle femmine ci si avvia all'ultima parte della gravidanza, quella più impegnativa, dove il feto cresce in maniera velocissima e la madre è alla continua ricerca di cibo.
I maschi invece perdono i palchi; per la verità i più anziani hanno già "gettato" il palco in febbraio, ma Marzo è il mese che, con un pizzico di buonasorte, può regalare gradite sorprese a chi passeggia nei boschi dell'Appennino.
Dopo la caduta dei palchi rimarrà una ferita che cicatrizza in un paio di giorni e ripartirà subito la formazione di un nuovo palco, che nei primi mesi sarà nutrito e protetto da un tessuto riccamente vascolarizzato e innervato, il "velluto". Nella costruzione del trofeo un cervo investe circa il 24% del suo budget energetico annuo, un palco può superare i 125 centimetri di lunghezza e i 9 kg di peso; può sembrare uno sforzo eccessivo, ma la dimensione del palco è un segnale visivo importante per indicare lo status sociale dell'individuo ed inoltre è una ottima protezione nei combattimenti con altri maschi durante il periodo riproduttivo.


13 marzo 2008

"Nozze d'oro" per i cervi dell'Acquerino


Sono passati esattamente cinquanta anni da quando l'Ispettore Forestale Guglielmo Premuda, Amministratore delle Foreste Demaniali Pistoiesi fece liberare all'Acquerino quattro cervi provenienti dalle Foreste Demaniali di Tarvisio in Friuli; il nucleo di cervi fondatori, secondo i ricordi dell'Ispettore, era composto da un maschio, due femmine e un esemplare di sesso indeterminato. Nel 1965 ci fu una ulteriore liberazione di tre capi di sesso indeterminato rilasciati dall'Ispettore Pettinà. Infine negli anni ottanta comparve un piccolo nucleo di cervi a Monte Sole in seguito a immissioni clandestine o a fughe dal recinto d'allevamento della Prada.
In questo mezzo secolo la popolazione di cervi ha avuto elevati incrementi, sempre sopra il 20%, con un areale che coinvolge quattro province (Bologna, Pistoia, Prato, Firenze) e una popolazione di circa tremila cervi, che fa ipotizzare in futuro il congiungimento naturale con le popolazioni di cervo più vicine della Garfagnana ad ovest e del Casentino ad est.
Una caratteristica importante dei cervi di questa zona è la elevata qualità dei palchi; sono state fatte comparazioni con cervi dell'Harz (Bassa Sassonia, Germania), delle Alpi Svizzere, del Casentino e dell'Europa Orientale e sempre i cervi dell'Acquerino hanno prevalso per numero di ramificazioni.
La seconda peculiarità dei palchi dell'Acquerino risiede nella tendenza alla palmatura, presente nel 10% dei casi. La palmatura può interessare soltanto il tratto apicale o anche i due terzi superiori della stanga e può accompagnarsi ad una intensa "arborizzazione". Sono presenti casi di biforcazione sia dell'oculare sia dell'ago e del mediano.
La spiegazione di questo fenomeno è legata sia a fattori ambientali (ampia disponibilità di cibo per tutto l'anno e maschi adulti che raggiungono ed oltrepassano i 300 kg), che a fattori genetici: è possibile che si sia verificato il cosiddetto "effetto fondatore", un fenomeno genetico in cui si fissano nella popolazione successiva le caratteristiche uniche di uno dei riproduttori originari di un ristretto nucleo di fondatori.
Ma la gestione del cervo implica anche aspetti meno positivi, legati ai danni da pascolamento, da scortecciamento, da calpestamento e soprattutto ai danni per incidenti stradali, sempre più frequenti. La soluzione del problema non è facile, ma sicuramente un aiuto potrebbe venire da un diverso atteggiamento dei cittadini coinvolti (il cervo non può essere solo buono per fucili e padelle, ma può essere anche un ottimo richiamo turistico, per esempio), ma soprattutto da una maggiore assunzione di responsabilità da parte degli Amministratori locali.
(dati estratti da "Indagine sulla popolazione di cervo dell'Acquerino" di V.Mazzarone e S.Mattioli, Regione Toscana)

10 marzo 2008

Chiapporato

Dalla Croce di Geppe

Dal sentiero per Fossato


La casa delle ultime due donne (madre e figlia) che vivono tuttora a Chiapporato


Lungo il sentiero si incontrano le "Verginine"






La fontana e il lavatoio


La Chiesa

Il piccolo cimitero



"Un borgo, Chiapporato, di case costruite con quella intelligenza solida e penetrante che l'esperienza del lavoro e della fatica lima e affina, sulla misura precisa di un vivere civile che ha i suoi spazi consacrati alla privatezza e quelli aperti ai rapporti sociali (la fontana, il lavatoio). La chiesa è dedicata a San Giovanni Battista e sovrasta il borgo da sopra un breve spiazzo di uno sperone di Monte Calvi. Il santo titolare di questa chiesa ben s'addice al paese per la sua vita aspra, di deserto e per l'indipendenza del giudizio morale che lo portò al martirio e alla nostra venerazione.

Accanto alla chiesa un cimiterietto erboso, anch'esso deserto come il paese che è ai suoi piedi: simbolo però d'un tramontato comune vivere in dimensione di religiosità sociale.

Le case di Chiapporato sono, o meglio furono, case di carbonai, pastori e legnaioli ed hanno la solidità e l'armonia architettonica dei maestri muratori lombardi e la gentilezza d'un artigianato locale che ha solidificato nel legno delle porte e nel ferro di certe inferriate e ringhierine la sua elementare fantasia, in perfetta adesione con tutto il paesaggio e il proprio costume di vita.

Un borgo, insomma, quasi disabitato, ma non morto perchè le sue case e le sue strade, la sua stessa collocazione nello spazio geografico è un racconto, per chi ovviamente lo sappia ascoltare, di storia politica, demografica,economica: una lezione terapeutica, per l'uomo postindustriale dalle mille dimensioni alienato: un villaggetto crollante (anche per colpa di molti) che per vederlo veramente ci vuole molta intelligenza e rispetto perchè esso è la negazione del "rustico", della "natura", del "primitivo" nel senso pacchiano e grottesco del folclore corrente."
Paolo Guidotti, storico, 1984.











3 marzo 2008

Capriolo del Poranceto

Torno brevemente a parlare del capriolo con il palco con una stanga "accessoria"; nella foto sopra è stato fotografato il 15/2, in quella sotto il 2/3. Il palco sembra crescere bene, sono curioso di rivederlo dopo aver tolto il "velluto".
Digiscoping con Nikon Fieldscope ED82a (ocul. 30x) e Nikon Coolpix P4.

Merli

Un bell'esemplare maschio...


...e una altrettanto bella femmina. Digiscoping con Nikon Fieldscope ED82a (ocul.30x) e Nikon Coolpix P4.